Cassa previdenza dottori commercialisti: come funziona

Come funziona e a che cosa serve la Cassa di Previdenza dei dottori commercialisti

Cassa previdenza dottori commercialisti: come funziona
Data pubblicazione 2019-04-01

La CNPADC, Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Dottori Commercialisti, è l’ente di diritto privato predisposto a svolgere funzioni di previdenza e assistenza per i Dottori Commercialisti, iscritti agli Albi professionali e per i loro familiari, agendo senza scopo di lucro e in autonomia gestionale, organizzativa e contabile.

L’ente conta circa 57.000 iscritti, 6.000 dei quali pensionati.

La cassa previdenza dottori commercialisti nasce nel 1963, come ente pubblico e viene privatizzata nel 1995, sotto la vigilanza del del Ministero del lavoro e del Ministero dell’Economia.

La struttura fondata sul calcolo delle pensioni di stampo reddituale viene modificata nel 2003 dalla riforma che ha introdotto il calcolo contributivo, in cui si tiene presente la relazione tra i contributi versati e la prestazione pensionistica. 

Dal 2012 è stata introdotta la mini-riforma previdenziale varata dai ministeri dell’Economia e del Lavoro per ottenere il raggiungimento della completa sostenibilità finanziaria della Cassa previdenza sul lungo periodo.  

Ciò ha permesso di innalzare le aliquote contributive minime al 12%, e di abolire il limite massimo dell'aliquota contributiva.

La Cassa e il regolamento del 2016

Nel 2016 il Ministero del lavoro e il Ministero dell’Economia hanno approvato il Regolamento Unitario in materia di previdenza e assistenza della CNPADC, attivo dal 1 gennaio 2017, che ha lo scopo di agevolare gli iscritti nella consultazione garantendo alcuni benefici come:

  • l’abolizione per i primi tre anni, del contributo minimo soggettivo per tutti i quelli che procederanno all’iscrizione Cassa dopo il trentacinquesimo anno di età;
  • la sicurezza di una copertura in caso di interruzione dell’attività professionale dovuta ad infortunio o malattia;
    • il rialzo del tetto massimo del tasso di capitalizzazione applicato ai montanti contributivi;
    • l’introduzione di un assegno per gli studenti orfani di Associati.

Un altro elemento da tenere in considerazione è la delibera sul tasso di rivalutazione per la Cassa effettuata dal Ministero dell’Economia nel 2016. 

Secondo tale delibera la Cassa ha riconosciuto sulle somme dei contributi versati dai lavoratori iscritti non pensionati, calcolati alla data del 31.12.2014, un rendimento extra della gestione patrimoniale pari al 2,81% che va a sommarsi all’1,5% previsto di base dal Regolamento.

In questo modo il tasso di capitalizzazione complessivo per il 2015 è del 4,31%.

Grazie a questa approvazione 76,7 mln di Euro vengono a riversarsi sui montanti contributivi incrementando le pensioni future dei commercialisti.

Nel 2017 una sentenza della Corte Costituzionale ha valutato incostituzionale l’articolo della norma della Manovra Monti in cui veniva richiesto il versamento alle casse dello Stato di quanto risparmiato con la spending review.

La sentenza non ha contrastato la prescrizione di effettuare tagli alle spese gestionali perché le casse private sono iscritte all’elenco ISTAT degli enti rientranti nella pubblica amministrazione e quindi soggetti alla spending review dettata dal decreto 95 del 2012.

Ciò che la Consulta ha ritenuto irragionevole è stata la richiesta di versare le somme risparmiate con questi tagli alle casse dello Stato, perché le casse di previdenza private sono a tutti gli effetti enti privati volti alla gestione delle risorse finanziarie raccolte dai cittadini con il fine previdenziale specifico perseguito tramite la capitalizzazione. 

Nel 2012 è stato introdotto un meccanismo volto a rafforzare i versamenti per valorizzarli in modo crescente con l’aumentare dell’aliquota scelta e con la valutazione del periodo in cui si è adottato il metodo contributivo in relazione all'anzianità totale, a vantaggio dei più giovani.

Attraverso la messa in atto di tale meccanismo, le percentuali di versamento sono riconsiderate rispetto alle aliquote, ai fini pensionistici, secondo il seguente schema:

Per il 2011: a un contributo versato del 10% corrisponde un contributo accreditato 10%
Per il 2012: a un contributo versato dell'11% corrisponde un contributo accreditato 14%
Per il 2013
: a un contributo versato dell'11% corrisponde un contributo accreditato 14%
Per il 2014: a un contributo versato del 12% corrisponde un contributo accreditato 15% 

Considerando il passaggio avvenuto nel 2004 al metodo contributivo per il calcolo delle pensioni è stato introdotto il coefficiente di equità intergenerazionale che favorisce i soggetti più giovani.

I contribuenti che percepiranno una pensione calcolata solo con il metodo contributivo la vedranno valutata con un coefficiente pari a 1, decrescente con il maturare dell’anzianità contributiva reddituale.

versamenti saranno misurati con l’aliquota contributiva scelta.

Ciò significa che un contributo versato pari al 17% corrisponde a un valore accreditato per il calcolo della pensione pari al 21%. 

La maggiorazione sui contributi versati vale esclusivamente ai fini pensionistici e non in caso di restituzione dei contributi ad esempio nel caso di cancellazione dell’iscritto dalla Cassa.

I requisiti requisiti richiesti ai commercialisti per accedere alla pensione sono i seguenti:

Anzianità: 25 anni di iscrizione e contributi e 70 anni di età
Anzianità anticipata: 38 anni di iscrizione e contributi e 61 anni di età o 40 anni di contributi senza limiti di età

Per gli iscritti dal 2004: pensione contributiva con 5 anni di contributi e 62 anni di età.

Categoria: Professioni