Caro lavoratore, No alla Moto Se Sei in Malattia

Al lavoratore che è in malattia è vietato andare in moto: lo dice la Cassazione

Caro lavoratore, No alla Moto Se Sei in Malattia
Data pubblicazione 2018-07-27

Se utilizzi la moto dimostri di avere poca attenzione verso te stesso e verso la tua salute. Lo ha detto la Corte di Cassazione con una sentenza del 2009.

Se il lavoratore è in malattia non può andare in moto o almeno non può farlo in contemporanea con uno stato di salute cagionevole. Se poi oltre a questo nello stesso giorno va al mare e si reca nel luogo del suo secondo lavoro allora la condanna è sicura.

Malattia e moto: La pronuncia della Corte di Cassazione

Posto che per un lavoratore la cosa migliore è sempre quella di pensare ad un’assicurazione malattia che lo metta al riparo da qualsiasi spesa imprevista e lo risarcisca in caso di assenza prolungata, ecco perché i giudici hanno condannato il lavoratore motociclista.

Sostanzialmente il concetto per i giudici di piazza Cavour è che chi resta a casa dichiarando di stare male, non può poi andare in giro in moto. Questo perché l’utilizzo delle due ruote denota una scarsa attenzione nei confronti della propria salute e dei relativi doveri di cura causando un ritardo nella guarigione. Soprattutto se in contemporanea fa un bagno al mare e si reca sul suo secondo posto di lavoro.

La sentenza 9474/2009 ha accolto il ricorso presentato da una clinica privata che si era opposta al reintegro di un dipendente sorpreso al mare durante l’assenza dal lavoro per malattia. Il fatto contestato riguardava appunto il mezzo di locomozione (la moto) e non solo.

Il lavoratore in questione, impiegato part-time nella clinica privata, svolgeva un secondo lavoro in un’altra azienda come direttore sanitario. Attività assolutamente lecita dal punto di vista legale.

I giudici di piazza Cavour però hanno contestato al lavoratore di essersi fatto un bagno al mare e di aver raggiunto l’altro luogo di lavoro in moto nonostante la malattia dichiarata e consistente nell’artrosi all’anca. Una condanna arrivata non tanto perché andare al mare durante la malattia e recarsi sull’altro posto di lavoro in contemporanea con le condizioni di salute precarie rappresentasse una violazione di legge ma perché farlo addirittura guidando una moto di grossa cilindrata mostrava una scarsa attenzione per la propria salute.

In secondo grado la Corte d’Appello aveva revocato il licenziamento del lavoratore per motivi esattamente opposti: aver guidato una moto andando in spiaggia non era un’attività in contrasto con gli obblighi di cure e riposo dettati dalla convalescenza e tantomeno questa avrebbe compromesso la sua guarigione.

Di tutt’altro avviso la Clinica che ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione la quale sosteneva che andare in moto al mare non è l’atteggiamento tipico di un malato.

I giudici di Cassazione hanno quindi accolto il ricorso sostenendo che «l’espletamento di altra attività lavorativa ed extra lavorativa da parte del lavoratore durante lo stato di malattia è idonea a violare i doveri contrattuali di correttezza e buona fede nell’adempimento dell’obbligazione, posto che il fatto di guidare una moto di grossa cilindrata, di recarsi in spiaggia e di prestare una seconda attività lavorativa sono indici di una scarsa attenzione ai doveri di cura e ritardano la guarigione».

Categoria: Tempo Libero