Responsabilità Professionale Avvocato

In che cosa consiste la responsabilità professionale dell’avvocato: fonti normative, pronunce e giurisprudenza

Responsabilità Professionale Avvocato
Data pubblicazione 2018-11-27

Come ogni altri professionista, l’avvocato è obbligato a prestare la propria opera intellettuale tenendo fede a doveri di correttezza e diligenza. L’avvocato può essere chiamato a rispondere per imperizia, negligenza, imprudenza, dolo o colpa grave.

Per quanto riguarda la responsabilità professionale dell’Avvocato si parla di obbligazione di mezzi e non di risultato perché l’esito del giudizio esula dall’operato del legale.

L’obbligo del professionista non è quello di promettere vittorie legali ma di informare e sottolineare che l’esito di qualsiasi causa non è prevedibile fino alla fine. Perché avere ragione non significa necessariamente vincere.

Tutto quello che concerne la responsabilità professionale dell’Avvocato è contenuta nel Codice Deontologico Forense. Il professionista nello svolgere il suo mandato ha responsabilità di natura civile e può essere chiamato a rispondere delle azioni intraprese anche a titolo penale e a titolo disciplinare.

L’avvocato risponde personalmente nel caso in cui ci sia consulenza infedele, reati di patrocinio ed in tutti i casi in cui possa essere dimostrata la responsabilità dell’avvocato in una causa persa.

Risponde inoltre a titolo disciplinare se ha violato le disposizioni del Codice Deontologico Forense.

All’avvocato viene comunque richiesta diligenza qualificata, superiore a quella di qualsiasi altra persona comune commisurata alla prestazione che deve portare a termine (articolo 2236 Cc).

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L’avvocato infatti deve rispondere per negligenza, imprudenza e colpa lieve, con una limitazione della responsabilità nelle ipotesi di imperizia che dipendano da particolare complessità o da sopraggiunte novità dell’opera richiesta. Di seguito un’analisi della responsabilità professionale dell’avvocato anche alla luce delle pronunce giurisprudenziali più recenti.

In cosa consiste la Responsabilità Professionale dell’Avvocato

L’avvocato assume l’incarico formalmente per iscritto, rispettando tutti i requisiti di legge, compreso quello che lo obbliga a comunicare il numero di polizza assicurativa al suo assistito.

Quando si parla di responsabilità professionale dell’avvocato poi, bisogna tenere presente che sono tre i principali doveri del professionista:

  • Dovere d’informazione. L’avvocato deve sempre informare il cliente di quanto accade e delle novità legate alla causa. Esiste infatti responsabilità dell’avvocato per mancata informazione.
  • Dovere di sollecitazione. Il professionista deve sempre sostenere le iniziative volte alla soluzione migliore.
  • Dovere di dissuasione. Per il bene del cliente l’avvocato deve distoglierlo dall’intraprendere ad esempio liti temerarie o iniziative che comunque lo potrebbero danneggiare.

Ogni passaggio di uno di questi tre doveri va sempre comunicato al cliente per iscritto in modo da poter rendere estraneo l’avvocato da ogni responsabilità professionale.

La Cassazione ha infatti stabilito che: «Il professionista deve porre in grado il cliente di decidere consapevolmente, sulla base di una adeguata valutazione di tutti gli elementi favorevoli ed anche di quelli eventualmente contrari ragionevolmente prevedibili, se affrontare o meno i rischi connessi all’attività richiesta» (Cass. Civile sez. II 14597/2004).

La professione forense quindi va portata avanti con seria diligenza; L’avvocato deve studiare molto bene in via preliminare la controversia per fornire al cliente tutti gli elementi affinché questi possa decidere con cognizione di causa se intraprendere il giudizio oppure no.

La responsabilità dell’avvocato per negligenza

La responsabilità dell’avvocato si delinea attraverso una serie di atteggiamenti che vanno dalla semplice colpa lieve al dolo. Per valutare se ci sia stata responsabilità dell’avvocato per negligenza, occorre valutare il grado di diligenza richiesto che, secondo la sentenza della Corte di Cassazione 2954/2016 è quello medio inerente alla natura dell’attività prestata.

A meno che, riporta un’altra sentenza degli ermellini, la prestazione professionale da eseguire in concreto richieda «la soluzione di problemi tecnici di particolare difficoltà: in tal caso la responsabilità del professionista è attenuata configurandosi solo nel caso di dolo o colpa grave, con conseguente elusione nell’ipotesi in cui nella sua condotta si riscontrino soltanto gli estremi della colpa lieve» (Cass. 8470/1995).

Responsabilità dell’avvocato e prescrizione

Come detto la responsabilità dell’avvocato è un’obbligazione di mezzi e non di risultato, ma ci sono alcuni passaggi che l’avvocato deve conoscere necessariamente e non può ignorare, pena una responsabilità professionale.

L’accertamento di una prescrizione va considerata come un adempimento di routine. Questo significa che non accorgersi della decorrenza dei termini per prescrizione implica da parte dell’avvocato incuria e imperizia arrivando a configurare una responsabilità professionale per inadempimento. Perché altrimenti si dovrebbe accettare che l’avvocato non conosca istituti elementali del diritto.

Responsabilità dell’avvocato e omissione atti processuali

Un’altra fattispecie di reato che configura la responsabilità professionale dell’avvocato è l’omesso compimento di atti processuali o notifiche in termini utili. Attenzione quindi alla decorrenza dei termini perché è responsabile l’avvocato «che abbia lasciato trascorrere i termini entro i quali doveva compiere gli atti per i quali aveva ricevuto mandato» (Cass. 2701/1994).

Se quindi il professionista ha prestato la sua opera ottemperando ai doveri di correttezza e diligenza, assumendo un’obbligazione di mezzi e non di risultato, non avrà alcuna responsabilità in caso di perdita della causa e avrà diritto al compenso come pattuito.

Al contrario può configurarsi una responsabilità del professionista se il cliente può portare la prova del danno e del nesso causale tra la condotta di questo e il danno arrecato.

Ma nell’attività dell’avvocato, «l’affermazione della responsabilità per colpa professionale implica una valutazione prognostica positiva circa il probabile esito favorevole dell’azione giudiziale che avrebbe dovuto essere proposta e diligentemente seguita». Vediamo perché.

Fonti Normative della Responsabilità dell’Avvocato

La responsabilità professionale dell’avvocato trova il suo fondamento nell’articolo 2230 Cc. Come tutte le professioni intellettuali (articolo 2229 Cc), anche l’avvocato è tenuto all’iscrizione all’apposito Albo, secondo quanto stabilito alla legge sulla professione forense e la sua è quindi una prestazione d’opera intellettuale per questo soggetta a responsabilità professionale.

La prestazione intellettuale è caratterizzata dalla prestazione del professionista stesso e dalla sua insostituibilità e la sua diligenza è quindi qualificata.

L’articolo 2231 Cc specifica quindi che chi non è iscritto regolarmente all’albo non può avanzare il diritto al pagamento della retribuzione e che «la cancellazione dall’albo non risolve il contratto, salvo il diritto del prestatore d’opera al rimborso delle spese incontrate e a un compenso adeguato all’utilità del lavoro compiuto».

In ogni caso comunque, il compenso deve essere adeguato all’importanza dell’opera e chiaramente indicato nel patto con il cliente in forma scritta.

Il professionista inoltre deve eseguire personalmente l’incarico anche avvalendosi della collaborazione di sostituti se questa «è consentita dal contratto e non è incompatibile con l’oggetto della prestazione» ma nei confronti del cliente rimane responsabile a tutti gli effetti.

Infine è l’articolo 2236 Cc a specificare che «se la prestazione implica la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà, il prestatore d’opera non risponde dei danni se non in caso di dolo o di colpa grave».

Obbligazioni di Mezzi e Obbligazioni di Risultato

Il rapporto di fiducia tra avvocato ed assistito può garantire che siano presi in considerazione tutti gli strumenti tecnici necessari per raggiungere lo scopo. Questo però non significa automaticamente arrivare all’esito positivo del giudizio che esula dalle capacità dell’avvocato.

In merito alla prestazione dell’attività intellettuale da parte dell’avvocato, la Corte di Cassazione si è pronunciata in più di un’occasione.

È stato infatti sottolineato dai giudici di Piazza Cavour che le scelte difensive dell’avvocato non possono essere fonte di responsabilità in caso di mancato raggiungimento dello scopo voluto dal cliente (Cass. N. 3566/1995).

Successivamente la Cassazione ha anche precisato che in merito alla responsabilità dell’avvocato l’obbligazione di mezzi si trasforma in obbligazione di risultato nel caso in cui il professionista abbia redatto un parere legale con negligenza o imprudenza (Cass. 2206/2004, 9917/2010 e 22376/2012).

In una delle ultime pronunce, la n. 2954/2016, la II sezione civile della Corte di Cassazione ha stabilito che l’avvocato può essere ritenuto responsabile per inadempienza, quindi contravvenendo al dovere di diligenza non per il mancato raggiungimento del risultato ma solo per violazione dei doveri inerenti allo svolgimento dell’attività professionale.

L’inadempimento dell’avvocato quindi non può basarsi sul raggiungimento del risultato ma deve essere valutato sul piano della violazione dei doveri riguardanti lo svolgimento dell’attività professionale ed in particolare al dovere di diligenza. Come stabilisce l’articolo 1176 Cc.

Come si valuta la diligenza dell’Avvocato

Su come valutare la diligenza dell’avvocato è dedicato l’articolo 1176 Cc. In questo articolo la diligenza viene riportata in maniera diversa dalla correttezza e dalla buona fede (illustrate nell’articolo 1175 Cc).

Correttezza e buona fede infatti riguardano il rapporto con il cliente nel suo complesso, la diligenza invece indica precise modalità di esecuzione della prestazione d’opera e impone all’avvocato di fare tutto quello che è necessario a soddisfare l’interesse del suo assistito.

L’articolo riporta testualmente che il professionista «deve usare la diligenza del buon padre di famiglia» e che in particolare «la diligenza deve valutarsi con riguardo alla natura dell’attività esercitata».

L’Onere della Prova

La responsabilità professionale dell’avvocato non è legata all’obbligazione di risultato, ossia non può essere valutata sull’esito favorevole o meno di questo. Per dimostrare la relazione tra danno e opera intellettuale del professionista occorre quindi provare la correlazione.

In tema di responsabilità dell’avvocato e onere della prova si è pronunciata la Cassazione con l’ordinanza 6862/2018 della III Sezione Civile rigettando la domanda di risarcimento danni per responsabilità professionale avanzata nei confronti di un avvocato difensore.

In questo caso il cliente addebitava all’avvocato l’omessa riproposizione di istanza di verificazione di sottoscrizione apposta per quietanza di una fattura.

Il Tribunale di secondo grado aveva sostenuto che il cliente per dimostrare la responsabilità dell’avvocato e quindi il diritto al risarcimento del danno, avrebbe dovuto provare non solo che l’omessa riproposizione dell’istanza di verificazione fosse colposa ma anche che se questa fosse stata presentata avrebbe dato esito positivo.

La Cassazione ha respinto il ricorso del cliente, confermando la sentenza di secondo grado dal momento che per dimostrare la responsabilità dell’avvocato vi è onere della prova e in questo caso non poteva essere dimostrato il nesso causale tra l’inadempimento e il danno subito.

Responsabilità dell’Avvocato per omissione di indicazione delle prove

Sussiste la responsabilità professionale dell’Avvocato per omissione di indicazione delle prove.

Non svolgere attività indispensabili per l’accoglimento della domanda come l’indicazione delle prove costituisce infatti negligenza da parte del difensore.

Lo ha stabilito la II Sezione civile della Cassazione con la sentenza 25963/2015 specificando che rientra nei doveri di diligenza professionale dell’avvocato non solo «la consapevolezza che la mancata prova degli elementi costitutivi della domanda espone il cliente alla soccombenza, ma anche che il cliente, normalmente non è in grado di valutare regole e tempi del processo, né gli elementi che debbano essere sottoposti alla cognizione del giudice».

Nella fattispecie, il difensore in una causa per l’accertamento di un diritto di servitù di acquedotto aveva omesso di produrre in giudizio l’estratto tavolare del fondo servente da cui sarebbe emerso l’iscrizione della servitù. Omissione che aveva quindi causato una conclusione della causa in senso sfavorevole all’assistito.

Gli ermellini hanno quindi ribadito il principio secondo il quale in tema di responsabilità professionale dell’avvocato l’omissione di indicazione delle prove indispensabili per l’accoglimento della domanda costituisce negligenza a patto che lo stesso difensore non possa dimostrare «di non aver potuto adempiere per fatto a lui non imputabile o di avere svolto tutte le attività che, nel caso di specie, potevano essergli ragionevolmente richieste».

Quando il cliente può richiedere il risarcimento

In quali casi quindi il cliente può richiedere il risarcimento del danno? Innanzitutto quando può essere provata la responsabilità professionale dell’avvocato.

La Cassazione ha stabilito che la «responsabilità del prestatore di opera intellettuale nei confronti del proprio cliente per negligente svolgimento dell’attività professionale presuppone la prova del danno e del nesso causale tra la condotta del professionista ed il pregiudizio del cliente e, in particolare, trattandosi dell’attività dell’avvocato, l’affermazione della responsabilità per colpa professionale implica una valutazione prognostica positiva circa il probabile esito favorevole dell’azione giudiziale che avrebbe dovuto essere proposta e diligentemente seguita».

Vi deve essere quindi

  • errore professionale che renda inutile tutta l’attività professionale pregressa
  • dimostrazione che la prestazione del legale sia totalmente inadempiuta
  • dimostrazione di non aver prodotto alcun effetto a favore del cliente
  • non ci sia errore per attività cosiddette discrezionali
  • sia dimostrabile che l’avvocato abbia prestato la sua opera con negligenza o imperizia
  • il legale abbia commesso inadempimento grave come l’omissione di atti necessari alla corretta e diligente difesa (allegazione delle prove indispensabili e impugnazione di provvedimenti processuali).

Con la sentenza 26064/2016 la Cassazione ha stabilito che in caso di negligenza si può richiedere il risarcimento danni all’avvocato il quale può anche perdere il diritto al compenso per questo.

Nel caso in cui il legale abbia violato specifici obblighi contrattuali e provocato per questo un danno ai suoi clienti risponde per inadempimento contrattuale e non solo perde il diritto al compenso ma può essere chiamato a risarcire i danni causati.

Categoria: Professioni