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Assicurazione RC Professionale Consulente Cyber Security: cos'è e come funziona?

Il consulente di cyber security vende una cosa sola: la fiducia che, dopo il suo intervento, i sistemi del cliente reggano. Fa penetration test, valuta l'architettura di sicurezza, guida la risposta a un incidente, accompagna un'azienda verso la conformità NIS2 o la certificazione ISO/IEC 27001. Ed è proprio la natura del lavoro a renderlo esposto: se un pentest dà il via libera e poi il cliente viene bucato attraverso una falla che andava trovata, oppure se una remediation resta incompleta e apre la strada a un ransomware, il danno per l'azienda può essere enorme — e la contestazione arriva a chi ha firmato la consulenza. La polizza RC professionale per consulente cyber security (spesso chiamata Tech E&O) copre proprio il danno economico che il cliente subisce per un errore, una negligenza o un'omissione nel tuo lavoro tecnico.

Serve distinguere due polizze diverse (qui si sbaglia sempre)

C'è una confusione che vale la pena chiarire subito, perché costa cara. La polizza cyber di un'azienda copre il danno che quell'azienda subisce da un attacco: costi di ripristino, riscatto, notifica del data breach, interruzione. La tua polizza, da consulente, è un'altra cosa: copre la responsabilità che ti viene contestata quando è il tuo errore ad aver causato o non impedito il danno al cliente. Sono due contratti distinti e non intercambiabili. Il cliente ha la sua cyber, tu hai la tua RC professionale/E&O. Se lavori nella sicurezza informatica e ti affidi solo alla polizza cyber del committente, sei scoperto sul rischio che ti riguarda davvero.

Il consulente cyber security è obbligato ad assicurarsi?

Per legge no: non esiste un albo dei professionisti della sicurezza informatica, quindi non si applica l'obbligo dell'art. 5 del DPR 137/2012 valido per le professioni ordinistiche. Il contesto normativo però sta spingendo forte in questa direzione. Con il recepimento italiano della Direttiva NIS2 (D.lgs. 138/2024) migliaia di aziende sono ora tenute a innalzare le proprie misure di sicurezza e si rivolgono a consulenti esterni: più incarichi, più responsabilità contrattuali, e clienti che prima di affidarti un audit o un progetto ti chiedono la polizza come requisito. Nella pratica, per un consulente cyber oggi è diventata un pre-requisito commerciale, non un optional.

Cosa copre la polizza del consulente cyber security

La garanzia interviene sul danno patrimoniale causato al cliente da un tuo errore tecnico. Gli scenari tipici del mestiere:

  • un penetration test o un vulnerability assessment che non individua una falla poi sfruttata da un attaccante, con il cliente che subisce l'intrusione dopo il tuo “via libera”;
  • una configurazione errata di firewall, sistemi di monitoraggio o accessi che lascia aperta una porta e provoca un data breach;
  • una remediation incompleta dopo un incidente, o una risposta tardiva, che aggrava le conseguenze dell'attacco;
  • una gap analysis o un audit ai fini NIS2, ISO 27001 o GDPR condotti in modo errato, con il cliente che incassa una sanzione o si vede negare la certificazione;
  • la violazione di dati a cui hai avuto accesso durante l'incarico, con i relativi costi a carico del committente.

Un chiarimento tecnico che pesa in fase di sottoscrizione: molte polizze generiche per l'IT escludono le attività di sicurezza offensiva — ethical hacking, penetration testing, red teaming. Se fai questo di mestiere, la copertura va costruita apposta, verificando che il test autorizzato non finisca in un'esclusione. È il motivo per cui non basta la polizza standard dello sviluppatore software: chi scrive codice e chi attacca sistemi per verificarne la tenuta hanno profili di rischio diversi. Il dolo e la violazione intenzionale degli standard restano comunque esclusi da qualsiasi contratto.

Quanto costa e su quale massimale ragionare

Il premio dipende dal tipo di attività più ancora che dal fatturato: un consulente che fa formazione e gap analysis ha un rischio diverso da chi mette le mani sull'infrastruttura di produzione di un cliente enterprise o conduce pentest. Sul massimale non esiste un minimo di legge — figura non ordinistica — ma la raccomandazione di MioAssicuratore è di ragionare sul valore del danno potenziale, non sulla parcella: un data breach su un cliente strutturato può generare costi e sanzioni nell'ordine delle centinaia di migliaia di euro, e il massimale va dimensionato lì. Vale il regime claims made, con retroattività che copre i fatti anteriori alla firma — importante, perché una vulnerabilità introdotta oggi può essere sfruttata e contestata molto dopo — e postuma per le richieste successive alla cessazione dell'attività. Sul piano fiscale il consulente cyber lavora quasi sempre in P.IVA, quindi il premio è deducibile dal reddito di lavoro autonomo (art. 54 TUIR). Se il tuo lavoro tocca anche lo sviluppo o la gestione sistemistica, confronta questa pagina con quella per i professionisti IT e servizi informatici; se invece ti occupi soprattutto di protezione dati e governance privacy, guarda la copertura per il Data Protection Officer. Per il quadro generale resta utile la pagina sulla RC professionale.