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Assicurazione RC Professionale Social Media Manager: cos'è e come funziona?

Il social media manager gestisce la voce pubblica di un'azienda. Pianifica i contenuti, risponde ai commenti, lancia le campagne, presidia i profili nei momenti di crisi. È un lavoro in cui basta poco — un post sbagliato, un'immagine usata senza licenza, una risposta uscita male durante una polemica — perché il danno ricada sul cliente e, di rimbalzo, su chi quei canali li ha in mano. Per questo anche il social media manager, esattamente come ogni altro professionista che lavora per conto terzi, può trovarsi davanti a una richiesta di risarcimento. Una polizza RC professionale serve a separare il patrimonio personale dalle conseguenze economiche di un errore commesso nell'esercizio dell'attività. Se vuoi un quadro più ampio, qui trovi tutte le polizze RC professionali di MioAssicuratore.

L'assicurazione RC per il social media manager è obbligatoria?

Diciamolo subito, senza giri di parole: il social media manager non è una professione regolamentata. Non esiste un albo, non c'è una legge che imponga la copertura come accade per avvocati, ingegneri o sanitari. Quindi, dal punto di vista normativo, la polizza non è un obbligo. Lo diventa, di fatto, quando il committente la richiede in fase di contratto — un'agenzia strutturata o un brand grande spesso pretendono che il freelance sia coperto prima di affidargli i propri canali. E lo diventa, sul piano della prudenza, nel momento in cui ti rendi conto di quanto vale la reputazione che maneggi ogni giorno. Chi lavora come dipendente di un'agenzia è in genere coperto dalla polizza del datore di lavoro per i danni a terzi, ma resta esposto sul fronte della rivalsa: una copertura personale chiude proprio quel varco.

Cosa copre la polizza RC professionale per il social media manager

Le polizze pensate per chi lavora nel digitale operano quasi sempre in regime claims made: rispondono cioè alle richieste di risarcimento presentate per la prima volta mentre la polizza è in vigore, riferite a fatti rientranti nella retroattività prevista dal contratto. Il cuore della copertura è la responsabilità civile verso terzi per i danni patrimoniali causati involontariamente al cliente o a soggetti esterni durante l'attività. Le situazioni che capitano davvero, e che una RC ben costruita può gestire, sono per esempio queste:

  • Danno reputazionale al cliente: una campagna fraintesa o un contenuto pubblicato nel momento sbagliato che scatena una crisi online e fa perdere clienti al brand (nei limiti e secondo le condizioni di polizza indicate nel set informativo precontrattuale);
  • Errore di gestione durante una crisi: una risposta a un commento negativo che, invece di spegnere la polemica, la alimenta e diventa virale;
  • Violazione del diritto d'autore: una foto, un font, un brano musicale o un video usati in un post senza la licenza corretta, con la richiesta di risarcimento del titolare dei diritti;
  • Pubblicazione di un contenuto diffamatorio o lesivo verso un terzo, redatto e messo online per conto del cliente;
  • Errore nella gestione di una sponsorizzata: budget bruciato per un targeting sbagliato o una pubblicazione che viola le policy della piattaforma;
  • Trattamento non corretto dei dati raccolti tramite i profili gestiti, in violazione del GDPR.

Sul lato della reputazione esiste anche una garanzia accessoria che vale la pena conoscere: la copertura delle spese di una campagna di comunicazione per ripristinare l'immagine dell'assicurato dopo una richiesta di risarcimento. È il rovescio della medaglia, utile a chi della reputazione altrui ha fatto un mestiere.

Quanto costa e che massimale scegliere

Per un social media manager freelance il premio annuo di una RC professionale si colloca, di norma, tra i 150 e i 400 euro, in base al massimale, al fatturato dichiarato e al tipo di clienti seguiti — gestire i canali di una micro-impresa locale è un rischio diverso dal presidiare l'account di un brand nazionale. Sul massimale serve una distinzione netta. Non esiste un minimo di legge per questa professione, semplicemente perché non è regolamentata; il livello richiesto dalla singola compagnia per assumere il rischio è una cosa, il livello che noi consigliamo è un'altra. In base alla nostra esperienza sul mercato, MioAssicuratore suggerisce (si tratta di una raccomandazione, non di un obbligo) di partire da un massimale di almeno 500.000 euro per chi gestisce piccoli clienti, e di salire verso 1.000.000 di euro o più quando si lavora con marchi a forte esposizione mediatica. Un'ultima nota fiscale, perché spesso genera confusione: per il libero professionista con partita IVA il premio è deducibile dal reddito come spesa inerente l'attività (art. 54 TUIR); per chi invece la sottoscrive da dipendente vale la diversa detrazione del 19% prevista per i premi assicurativi (art. 15 TUIR), con regole e limiti propri. Va comunque ricordato che nessuna polizza copre "tutto e sempre": l'operatività effettiva dipende dalle condizioni contrattuali e dalle esclusioni indicate nel set informativo precontrattuale. Compila il questionario per ricevere un preventivo gratuito e confrontare le soluzioni guardando retroattività, postuma e tutela legale, non solo il prezzo.