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Assicurazione RC Professionale Mediatore Familiare: cos'è e come funziona?

Il mediatore familiare sta nel punto più delicato che ci sia: due persone che si stanno separando, spesso con figli in mezzo, e un accordo da costruire senza imporre nulla. Non decide, non giudica, non difende una parte — facilita. Ma proprio perché lavora sul conflitto e sulle vite delle persone, un passo falso pesa: un accordo che poi non regge, un’informazione riservata che esce, un ruolo che sconfina. La polizza RC professionale per mediatore familiare protegge il tuo patrimonio dal danno economico che una di queste situazioni può generare per le parti, e per te.

Il mediatore familiare è obbligato ad assicurarsi?

No, non c’è un obbligo assicurativo di legge come per gli iscritti a un ordine. La mediazione familiare rientra tra le professioni non organizzate della Legge 4/2013, con la norma tecnica UNI 11644:2016 a definirne i requisiti. La Riforma Cartabia (D.Lgs. 149/2022), però, ha portato la mediazione familiare dentro il processo di famiglia, dandole un riconoscimento che prima non aveva. Il risultato pratico: centri di mediazione, servizi territoriali e professionisti che ti inviano i casi la polizza te la chiedono, anche se la legge non la impone.

Cosa copre davvero la polizza del mediatore familiare

La garanzia interviene sul danno patrimoniale che una parte subisce per un tuo errore, una negligenza o un’omissione nella conduzione del procedimento. Gli scenari tipici di questo lavoro:

  • un accordo raggiunto in mediazione formulato in modo da risultare non omologabile dal giudice, o da trascurare l’interesse dei figli, che costringe le parti a riaprire il contenzioso;
  • una violazione della riservatezza — un’informazione emersa in sessione divulgata o usata in modo improprio — con danno per una delle parti;
  • una situazione di squilibrio o soggezione non rilevata, con la mediazione proseguita in un caso in cui andava sospesa;
  • un’indicazione data fuori dal proprio ruolo, sconfinando nella consulenza legale o nel sostegno psicologico, che si rivela errata e produce un danno.

E qui c’è il confine che definisce il mestiere. Il mediatore familiare facilita l’accordo: non fa l’avvocato, non redige le clausole legali della separazione, non fa terapia di coppia. Se sconfini — e la tentazione, quando conosci bene le parti, c’è — esci dall’ambito coperto e la garanzia può decadere proprio sull’atto che ti ha fatto sconfinare. Restare nel ruolo non è solo deontologia: è anche ciò che tiene in piedi la copertura. Il dolo, come sempre, è escluso.

Riservatezza e massimale: il rischio più sottovalutato

La riservatezza è il cuore della mediazione: quello che si dice nelle sessioni resta lì, ed è questa promessa che permette alle parti di aprirsi. Violarla — anche senza malizia, anche per un’email finita alla persona sbagliata — è uno dei rischi più concreti e più sottovalutati del lavoro, tanto più delicato perché tocca vicende familiari intime. Sul massimale non esiste un minimo di legge, trattandosi di professione non ordinistica: la raccomandazione di MioAssicuratore — un consiglio, non un obbligo — è dimensionarlo sul numero e sulla complessità dei casi seguiti, tenendo conto che nelle separazioni conflittuali con patrimoni rilevanti l’esposizione sale. Vale il regime claims made, con retroattività — le conseguenze di un accordo mal costruito emergono a volte mesi dopo l’omologa — e postuma. Con partita IVA il premio è deducibile dal reddito di lavoro autonomo (art. 54 TUIR). Per orientarti sui confini con le professioni vicine leggi anche la nostra pagina sulla RC professionale, quella per l’avvocato e quella per lo psicologo — le due figure con cui il tuo ruolo confina e non deve sovrapporsi.