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Assicurazione RC Coach: cos'è e come funziona?
Il coach lavora sulle persone e sulle loro decisioni: un executive che riorganizza il team dopo un percorso, un imprenditore che cambia rotta, un privato che molla il posto fisso. Quando la relazione funziona nessuno ci pensa. Quando un cliente attribuisce al tuo lavoro un danno — economico o, peggio, alla propria salute — la richiesta di risarcimento arriva a te. La polizza RC professionale per il coach protegge il tuo patrimonio da questo, con una particolarità che nessun altro mestiere ha con la stessa intensità: il confine con la psicoterapia.
Professione non organizzata: cosa cambia per il coach
Il coaching non è una professione ordinistica: non c'è albo, non si applica l'obbligo assicurativo dell'art. 5 del DPR 137/2012. Rientra tra le professioni non organizzate disciplinate dalla Legge 4/2013, che ha introdotto le associazioni professionali (AICP, ICF Italia, e le altre iscritte all'elenco MIMIT) e l'attestazione di qualità dei servizi. La polizza non è imposta per legge, ma per molte associazioni è requisito di appartenenza, e i clienti aziendali la chiedono prima di affidare un programma di executive coaching. È il segnale che ti qualifica come professionista strutturato, non improvvisato.
Il confine con counseling e psicoterapia: qui si gioca la copertura
Questo è il punto che rende la polizza del coach diversa da tutte le altre. Il coaching lavora su obiettivi e performance; la psicoterapia cura un disagio psichico ed è riservata per legge a chi è iscritto all'albo degli psicologi o dei medici. Se durante un percorso sconfini — affronti un trauma, tratti un disturbo, ti muovi su un terreno clinico — non solo esci dal tuo perimetro professionale, ma finisci quasi sempre in un'esclusione di polizza: l'attività sanitaria non autorizzata non è coperta. Gli scenari di sinistro tipici del coach:
- una consulenza executive o di business coaching su cui il cliente basa una decisione aziendale che si rivela dannosa;
- un percorso di life coaching in cui il cliente lamenta un peggioramento del proprio stato e ti contesta un danno;
- lo sconfinamento nel terapeutico — il caso più insidioso, perché oltre alla richiesta di danno rischi la contestazione di esercizio abusivo della professione;
- la violazione della riservatezza, con la diffusione involontaria di informazioni personali emerse in sessione.
Il dolo resta sempre fuori. E vale la regola d'oro del mestiere: quando il cliente ha bisogno di cura e non di coaching, il rinvio a uno specialista non è solo etica, è ciò che tiene in piedi la tua copertura.
Massimale e regime della polizza
Non c'è un massimale minimo di legge, trattandosi di professione non ordinistica. Il criterio è il tipo di clientela: chi fa executive coaching per aziende espone decisioni dal peso economico ben diverso da chi lavora con privati sul benessere personale. Vale il regime claims made, con retroattività e postuma. Il premio è deducibile dal reddito di lavoro autonomo (art. 54 TUIR). Se offri anche consulenza organizzativa o formazione, leggi la nostra pagina sulla RC professionale, quella sull'Errors & Omissions e, se il tuo lavoro tocca la sfera psicologica in modo lecito, quella per lo psicologo.
